mercoledì 29 marzo 2017

Animali da bar


"Animali da bar" di Gabriele Di Luca/Carrozzeria Orfeo. Regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi. Con Beatrice Schiros, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasini, Paolo Li Volsi; voce fuori campo di Alessandro Haber. Musiche originali di Massimilano Setti; costumi Erika Caretta; luci di Giovanni Berti. Produzione Fondazione Teatro della Toscana 2015-Carrozzeria Orfeo in collaborazione col Festival Internazionale di Andria/Castel dei Mondi. Al Teatro Elfo/Puccini di Milano fino al 2 aprile.
E' il bar, in Italia più che altrove, il luogo d'elezione per la socializzazione e per mettere in scena la propria terapeutica rappresentazione quotidiana, la zona franca per dar vita a una maschera che compensi le frustrazioni accumulate nella vita domestica e lavorativa nonché le proprie debolezze anche in tempo di sòscial media, il ring su cui sfogare la propria aggressività repressa senza pagare il dazio del confronto con la realtà esterna, ché il bar è una sorta di utero materno rassicurante e caldo, un porto franco per anime perse che lì trovano una propria dimensione e un riconoscimento. E' attorno a un lungo bancone, presidiato da Mirka, la barista ucraina che gestisce il locale e spilla birra da un fusto autentico, che si radunano quotidianamente e interagisono i quattro personaggi in carne ed ossa dell'atto unico, più un quinto di cui si ode soltanto la voce (quella registrata di Alessandro Haber), il vecchio inacidito proprietario del locale, malato di cancro ai testicoli infuriato col mondo e soprattutto con gli immigrati, che vive nell'appartamento sopra il locale con cui è in contatto per inferfono. Gli altri sono il suo nipote, un impresario di pompe funebri per piccoli animali (Gabriele DI Luca) in attesa che il vecchio tiri le cuoia; "Swaroski" (Paolo Li Volsi), uno scrittore alcolizzato incaricato dall'editore a scrivere un romanzo sulla Grande Guerra che non riesce a portare avanti; lo "Sciacallo", uno storpio maniaco depressivo incline al suicidio che svaligia le case di gente appena morta (su segnalazione di Mirka), il quale non ha ancora superato il trauma del rifiuto da parte dei suoi vecchi compagni di liceo (Pier Luigi Pasini) e "Colpo di frusta", il buddista militante dei diritti dei monaci tibetani (Massimiliano Setti) che si nutre di sole mele e si fa malmenare dalla moglie che, per non ostacolare i suoi progressi in carriera, rifiuta la maternità delegandola a un estranea, per l'appunto Mirka, la quale arrotonda le entrate affittando l'utero alla bisogna (la bravissima Beatrice Schiros) e che è il vero personaggio centrale attorno a cui ruotano le vicende giganteggiando sugli altri con la propria umanità scontrosa, che aggredisce per prima per autodifesa, come per riflesso condizionato. Dialoghi serrati, battute caustiche e cinismo a volontà a fare da schermo a inadeguatezza e senso di impotenza che aleggia sui personaggi. Come già in Thanks for vaselina, molta la carne al fuoco e temi affrontati con ironia dissacrante e politicamente scorretta ma senza esagerare e cadere nella scurrilità non necessaria; l'affiatamento del gruppo garantisce ritmo e tenuta, il divertimento è assicurato senza essere mai fine a sé stesso e lasciando sullo sfondo un quadro di desolante inutilità. Tutto esaurito: il pubblico dell'Elfo gradisce e la "Carrozzeria Orfeo" tornerà, la prossima volta in Sala Shakespeare, quella grande, in dicembre con un nuovo lavoro. 

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