martedì 25 ottobre 2016

Io, Daniel Blake

"Io, Daniel Blake" (I, Daniel Blake) di Ken Loach. Con Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, KEma Sikawze e altri. Gran Bretagna, Francia 2016 ★★★★★
Può anche darsi che questo ultimo film del maestro inglese, che peraltro ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes di quest'anno, non sia il suo migliore ma, come tutti i suoi lavori, è rigoroso, pieno di sincera umanità, senza mai scadere nel buonismo d'accatto, a tratti duro, ma come non mai necessario. Qui la vicenda, ambientata a Newcastle on Tyne, è centrata su Daniel, un falegname di 59 anni con pesanti problemi cardiaci in fase di riabilitazione, che i medici curanti considerano ancora inidoneo al lavoro e che rimane intrappolato nei meandri delle (volutamente) demenziali procedure burocratiche nel momento in cui chiede l'indennità di malattia, che gli viene negata in seguito a un questionario stile Comma 22, e si trova costretto a dimostrare di aver cercato lavoro per non perdere il sussidio di disoccupazione e venire perfino sanzionato. Durante i suoi andirivieni al Centro dell'Impiego e dell'Accoglienza, gestito da arroganti, stupidi e informatizzati funzionari di nuova generazione (2.0), conosce Katie, una giovane ragazza con due figli, costretta a lasciare Londra per il Nord pur di ottenere un misero alloggio, con cui si instaura un legame speciale, fatto di solidarietà, comprensione e calore. Non ha un lieto fine, la vicenda, e Loach, descrivendo puntigliosamente a che livello infame si è ridotto il welfare nel Paese stesso che lo ha inventato ed esportato nel mondo, concependo chi ne ha bisogno come una sorta di usurpatore, per definizione responsabile e anzi colpevole del proprio stato, e "configurato" al più come un utente petulante e un consumatore di servizi congegnati in modo tale da non essere forniti se non al costo di una totale sottomissione a regole astruse e dettate dal Dio Mercato, denuncia ancora una volta tutto questo. Di fatto l'ammissione di una sconfitta che viene da lontano, 40 anni fa almeno, e che è sulla via di togliere man mano ogni residuo diritto, ma deve fare i conti con la resistenza di persone che non sono disposte a mettere in discussione la propria dignità  e che rivendicano di essere considerate dei cittadini e non dei sudditi o dei numeri, il che è lo stesso. Finché c'è gente come Ken Loach a ricordarci che è neccessario tenere duro. 

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