domenica 9 marzo 2014

Snowpiercer

"Snowpiercer" (Seolguk-Yeolcha) di Bong Joon-ho. Con Chris Evans, Kang-ho Son, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton e altri. Corea del Sud, USA, Francia 2013 ★★★★
Film di fantascienza spettacolare e a tratti splatter come si convenne al gusto estremo-orientale, ambientato in una realtà distopica e non eccessivamente lontana dal vero e dal giorno d'oggi, la pellicola è una chiara metafora del mondo attuale e dei perenni, ciclici errori (e orrori) in cui incorre l'umanità. Siamo nel 2013 all'interno di un treno-rompighiaccio che percorre senza mai fermarsi tutto il globo dopo un'improvvisa glaciazione, avvenuta proprio nel 2014 a seguito dell'utilizzo di un agente chimico sparso nell'atmosfera per tenere sotto controllo il riscaldamento globale, dove vivono le poche centinaia di sopravvissuti, rigorosamente divisi in classi a seconda di quanto abbiano pagato il biglietto per salirvi. Va da sé che i convogli di coda sono occupati da un'umanità diseredata, miserabile, umiliata, che vive nel degrado, sfruttata per consentire a chi occupa quelli di testa, ben protetti da una milizia feroce e dai suoi lacchè (memorabile l'interpretazione di Tilda Swinton di Mason, una sorta di primo ministro rivoltante e di rara odiosità), di vivere nel lusso, secondo il principio, sostenuto dall'ideatore del treno, il paranoico ma a suo modo razionale Wilford, animato da una filosofia di orientamento mathusiano (breve e intenso ruolo affidato a Ed Harris), che la società funziona se dotata di un suo equilibrio interno che comprende la divisione in ruoli e classi, e che per rimanere tale deve essere invariabile nei suoi termini sostanziali. E così, periodicamente, si assiste a delle rivolte che hanno come obiettivo la presa della testa del treno perché chi lo conduce alla fine è colui che decide su tutto, e quella capeggiata da Curtis, un novello Spartaco finalmente carismatico, che conquista, a costo di tremendi sacrifici e con l'aiuto di un esperto di sistemi di sicurezza tossicomane e di sua figlia, un vagone dopo l'altro raggiungendo alla fine il suo obiettivo, è quella buona. Ma per fare che? Sostituire un Wilford ormai vecchio, accettando di essere sostanzialmente cooptato da quest'ultimo,  secondo il principio che invertendo o cambiando l'ordine dei fattori il prodotto, ossia il ben oliato ed eterno meccanismo del potere, non cambia, oppure trovando una via d'uscita, come sembra adombrare il suo compagno di ventura, non a caso interpretato da un asiatico, il bravissimo caratterista coreano Kang-ho Son? La sceneggiatura, di impianto fumettistico, è lineare, solida ed efficace; ottima la fotografia, che varia dagli angoscianti chiaroscuri interni che ricordano "1984" all'abbacinante bagliore del mondo glaciale all'esterno del treno-metafora, all'altezza l'intero cast e ottima la regia. Una visione schematica, forse, meno elaborata di quella raccontata da film come "Brazil", "Blade Runner", "Gattaca" o "Matrix", ma convincente e che rimane impressa. 

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