sabato 2 giugno 2012

Buffoni e Buffon

Chissà se qualche araldo della libera stampa ci fornirà l'elenco dei duemila invitati che ieri sera hanno festeggiato, con cinquemila bottiglie di vino (due e mezzo a testa, alla faccia della sobrietà), il genetliaco della Repubblica patecipando al rinfresco rinforzato offerto dal Capo dello Stato, infischiandosene del parere di milioni di cittadini che ritengono che non ci sia niente da festeggiare e soldi da gettare in ridicole parate militari. Magari Eugenio Scalfari, il vate terrazzato, immancabile presenza di ogni evento mondano che si rispetti nella capitale, il cantore dell'opinione (re)pubblica, ossia la sua. Che ieri ha illustrato a Luca Telese, incredibilmente sul detestato Fatto Quotidiano, la sua idea di una lista civica, patrocinata da Roberto Saviano, da affiancare allo sfibrato PD. Senza Saviano, ha vaticinato l'uomo che crede di essere dio, che non ha mai azzeccato un pronostico elettorale in tutta la sua lunga, eterna carriera, e che ha visto regolarmente sconfitti tutti i leader politici a cui dava il suo magnanimo beneplacito, la sinistra perde le elezioni. Una sinistra, così la chiama lui, che abbia come pregiudiziale l'appoggio al governo Monti: un elemento qualificante e sufficiente per non votarla. Di male in peggio: non era sufficiente un PD, un partito di zombie, ne vuole fare un altro, quello di Repubblica, così ce lo abbiamo in stereofonia. E siccome in questo Paese non bastava il maggior editore italiano e proprietario di televisioni a entrare in politica, ecco pronta l'armata del Gruppo Repubblica/L'Espresso di Carlo De Benedetti, già tessera numero 1 del partito dei morti viventi e sul punto di accaparrarsi La 7, magari col volto da brava ragazza di Concita De Gregorio. Tutte insieme appassionatamente, le cosiddette "autorità", scodinzolanti davanti presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che stamattina all'Altare della Patria sembrava partecipare alle esequie di sé medesimo, lo stesso che nell'analoga ricorrenza dell'anno scorso aveva nominato, tanto per non sbagliare, Cavaliere del Lavoro Massimo Ponzellini, l'ex banchiere e attuale numero uno di Impregilo, un habitué, che avrebbe sicuramente preso parte alla sobria bicchierata quirinalizia se non si trovasse attualmente agli arresti domiciliari con l'accusa di aver intascato tangenti per 5,7 milioni di euro. Del resto cavaliere del lavoro è anche Silvio Berlusconi, tessera n° 1816 della P2, e se non andiamo errati anche Gianluigi Buffon, portiere della nazionale italiana di calcio e suo attuale capitano, assieme al suo predecessore nel ruolo e degno compare di scommesse Fabio Cannavaro, nominati in seguito alla vittoria del Mondiale 2006 in Germania, se non fosse stato impegnato ieri sera nell'amichevole con la Russia a Zurigo, rimediando un sonoro 3-0. Buffon, quello che coi suoi soldi ci fa quello che vuole, anche le giocate illecite: se dovesse venire radiato, come meriterebbe, potrebbe candidarsi a sostituire nel ruolo quell'altro pagliaccio di Napolitano quando nella prossima primavera lascerà la più alta carica di questo Stato da operetta. Il nom de rôle ce l'ha, il fisico pure. Omen nomen

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